Storia

La festa del Maio è una manifestazione folkloristica tipica della Bassa Irpinia ed, in particolare, del comune di Baiano che, a dispetto di quanto avviene nella maggioranza dei centri limitrofi, ha mantenuto la tradizione di scegliere e ‘venerare’ un unico albero, itifallico simbolo di fertilità.
La festività prende vita attorno all’albero del Maio, rappresentazione iconografica di materia, cielo, fuoco, terra e vita.
Il comune di Baiano si trova al confine della provincia di Avellino con quella di Napoli, al termine della pianura Campana, in una valle limitata a sud dai monti di Lauro e ad Est e a Nord dall’Appennino Campano.
La festa del Maio viene celebrata ogni anno il 25 Dicembre in onore del Santo Patrono del paese (Santo Stefano).
La genesi storica ed antropologica di questa festività non è tuttavia totalmente chiara.

Rituali degli alberi sono presenti in tutte le religioni della terra, partendo da quelle arcaiche, passando per quelle politeiste e fino a quelle monoteiste. Il culto dell’“albero di Maggio” (Maio) è presente nei paesi scandinavi, in Inghilterra e nei paesi balcanici ed è spesso accompagnato da giovani in costumi floreali che si aggirano tra le strade del paese in cerca di doni concessi dalla comunità. In alcune tradizioni europee ciò che si riattualizza è la rigenerazione dell’anno in seguito alla lotta tra Inverno e Estate, con la cacciata del primo e l’introduzione della Primavera. Tale sacrificio simboleggia un rito di passaggio spesso sancito dalla purezza implacabile del fuoco. Queste lotte rituali sono spesso volutamente brutali.

In alcune regioni del Centro Europa la rivisitazione mitica delle lotte primordiali raggiunge manifestazioni inattese: il ‘selvaggio’ è simboleggiato dall’ albero e dall’ Inverno che viene scacciato e messo in fuga da gruppi di ragazzi armati di moschetti. I riferimenti rituali della festa del Maio baianese sono molteplici: oltre all’elemento “albero” abbiamo la rigenerazione dell’anno, la cacciata dell’Inverno e la ricerca di doni che precede la festa ogni mattina tra le strade del paese sulle note degli orchestranti. Inoltre durante il pomeriggio di Natale avviene una lotta rituale, in gergo “‘e sarcinjell”(le fascine) dove un gruppo (potremmo definire ‘Inverno’) impedisce con lancio di botti al gruppo rivale, portavoce della comunità, di giungere ai piedi del Maio e lì di dare alle fiamme fascine e legna vecchia. Lo stesso uso di armi caricate a salve trova un suo richiamo come abbiamo illustrato in precedenza, nonostante una ipotetica contaminazione dovuta all’abitudine, tra le compagini ottocentesche del brigantaggio nostrano, di annunciarsi in paese mediante lo sparo delle armi a polvere nere, chiaro segnale per il volgo della loro puntuale discesa dai boschi circostanti alla ricerca di cibo e bevande. In conclusione l’albero è nell’insieme vita-morte-rinascita, nonostante esso abbia assunto, a seconda delle tradizioni e delle localizzazioni ogni volta diverse, significati sempre più ricchi e variegati.

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